Allora, domani vieni?
Mah… no. Tanto non succede niente.
All’inizio è sempre così. Una scelta piccola, quasi invisibile.
Un giorno.
Poi un altro.
Allora, oggi?
Recupero dopo.
Ma quel “dopo” non arriva mai.
Intanto, la classe va avanti. Non aspetta. Non rallenta. Non si ferma.
Le spiegazioni continuano. Le verifiche arrivano.
I discorsi cambiano.
E tu inizi a perdere pezzi.
All’inizio non si vede. Poi sì.
Ti siedi in classe e non capisci.
Apri il libro e sembra scritto in un’altra lingua. Alzi la testa… e ti senti fuori.
E a quel punto succede una cosa peggiore: inizi a dirti che “tanto non sei capace”.
Ma non è vero.
Non è che non sei capace.
È che non ci sei stato abbastanza.
Saltare la scuola non ti ha protetto dalla fatica. L’ha solo rimandata… rendendola più grande.
E mentre rimandi, perdi altro: sicurezza, abitudine, ritmo.
Perdi occasioni.
Poi un giorno succede davvero qualcosa.
Non in classe.
Fuori.
Qualcuno ti chiede:
Cosa sai fare?
E tu non sai cosa rispondere.
Non perché non vali.
Ma perché non hai costruito niente abbastanza a lungo.
E in quel momento capisci una cosa che nessuno può sistemare al posto tuo: non erano solo giorni di scuola quelli che saltavi. Erano pezzi di futuro.
Morale
Il problema non è saltare un giorno.
È abituarsi a mollare prima di aver costruito qualcosa.
Martha
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