martedì 27 gennaio 2026

Me stesso tra due culture


Amir è un ragazzo come tanti.

Va a scuola, ha degli amici, ascolta musica e sogna il futuro.

Amir è nato qui, in questo paese.
Qui parla la lingua, qui ha imparato a leggere e a scrivere, qui gioca e ride.

A casa di Amir, però, ci sono altre parole, altri cibi, altre storie.
Ci sono le tradizioni dei suoi genitori, che vengono da un altro paese.

A volte Amir si sente confuso. Quando è a scuola, si sente diverso.
Quando è a casa, si sente diverso lo stesso.


Amir prova una sensazione difficile da spiegare: è come stare tra due mondi, senza sentirsi completamente parte di nessuno dei due.

Alcune persone gli dicono: “Non sei davvero di qui.”
Altre gli dicono: “Hai dimenticato le tue origini.”

Questo fa sentire Amir solo e triste.

Ma col tempo Amir scopre una cosa importante.
Scopre che non deve scegliere un solo mondo.


Amir può essere entrambe le cose.
Può portare con sé le tradizioni della sua famiglia e allo stesso tempo sentirsi parte del paese in cui è cresciuto.


La sua identità è fatta di più colori, più lingue, più storie.
E proprio per questo è speciale.

Non tutti capiscono subito Amir.
Ma quando qualcuno lo ascolta davvero, Amir si sente visto, rispettato e accolto.

Ogni ragazzo come Amir ha bisogno di tempo, ascolto e comprensione.
Sentirsi accettati aiuta a crescere più sereni.


E Amir, passo dopo passo, impara che appartenere non significa essere uguali agli altri,
ma poter essere se stessi.

Morale


Ogni persona può avere più radici e più appartenenze.
Non è necessario scegliere una sola identità.


Le differenze non sono un problema, ma una ricchezza che rende la comunità più forte.

Ascoltare, rispettare e accogliere gli altri aiuta tutti a sentirsi parte di qualcosa.

Quando riconosciamo il valore di ogni storia, creiamo un luogo in cui nessuno si sente solo.
Martha


Me stesso tra due culture


La storia di Marco

Marco ha 17 anni.

Frequenta la scuola come gli altri ragazzi.

Da un po’ di tempo, Marco è cambiato.  Non molto, ma abbastanza da notarlo.

A volte parla meno.  A volte guarda fuori dalla finestra.
A volte sembra stanco anche quando dorme.

Alcuni giorni sorride.
Altri giorni no.

Marco porta con sé qualcosa di pesante.
Non tutti lo sanno.
Non tutti devono saperlo.

Ci sono momenti in cui Marco ha bisogno di stare da solo.  Altri momenti in cui gli fa bene avere qualcuno vicino.

Quando un compagno lo saluta normalmente,  Marco si sente visto.

Quando qualcuno gli dà tempo,  Marco respira meglio.

Non servono spiegazioni.
Non servono domande.

A volte basta condividere lo stesso spazio.
A volte basta restare.

Marco non è rotto.
Marco sta imparando ad andare avanti,
a modo suo,
con i suoi tempi.

Morale

Ogni persona può portare un peso invisibile.
Rispettare i tempi, il silenzio e la presenza
può fare la differenza.

La storia di Marco


La storia di Sara

Sara è una ragazza come tante.

Va a scuola, parla con gli amici, sorride. Ma dentro la sua testa c’è un pensiero che torna spesso.

Un pensiero insistente, come un piccolo tarlo.

Questo tarlo parla continuamente. Commenta il corpo di Sara.
Le dice cosa dovrebbe o non dovrebbe fare.

A volte il tarlo è molto forte. Occupa spazio nella mente di Sara e le rende difficile concentrarsi, rilassarsi, stare bene.


Sara non ha scelto questi pensieri.
Non sono un capriccio e non sono una colpa.


Quando il tarlo parla, Sara si sente stanca, confusa, sola.
Anche se intorno a lei ci sono altre persone.


Alcuni non vedono il tarlo.
Dicono: “È solo una fase” oppure: “Basta pensarci meno”.

Ma per Sara non è così semplice. Col tempo, Sara scopre una cosa importante: non è il tarlo a definire chi è.

Il tarlo è una difficoltà, non la sua identità.

Quando Sara trova qualcuno che la ascolta senza giudicare, il tarlo perde un po’ della sua forza. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza.

È un atto di coraggio.


Passo dopo passo, con il tempo, il supporto e la cura, Sara impara a riconoscere i suoi pensieri
e a prendersi cura di sé.


Il tarlo non sparisce subito.
Ma Sara non è più sola ad affrontarlo.


E ogni giorno in cui sceglie di chiedere aiuto, Sara fa spazio a una voce nuova:
la sua.


Morale

I disturbi alimentari sono una sofferenza, non una scelta e non una colpa.

I pensieri difficili non definiscono il valore di una persona. Chiedere aiuto è possibile e non significa essere deboli.

Ascolto, rispetto e sostegno possono fare la differenza.

Prendersi cura di sé è un diritto e nessuno dovrebbe affrontare questa difficoltà da solo.

Martha

Anoressia Bulimia Storia Sociale


domenica 11 gennaio 2026

La ragazza del bosco chiaro

C’era una volta una ragazza che viveva vicino a un bosco.

Un tempo le piaceva camminare tra gli alberi, ascoltare il vento e il canto degli uccelli.
Ogni mattina si alzava presto, apriva la finestra e salutava il giorno.

Poi, piano piano, qualcosa è cambiato.
Il bosco che prima le sembrava leggero è diventato più fitto, più scuro.
Ogni passo dentro di esso le sembrava pesante.
Non aveva più la forza di camminare come prima.

Così ha iniziato a restare nella sua casa, dove c’era silenzio.
A volte guardava fuori, ma non trovava il coraggio di uscire.
Si diceva che sarebbe tornata presto nel bosco… ma i giorni passavano,
e la porta restava chiusa.

Una mattina, mentre il sole entrava piano dalla finestra,
ha sentito un suono dolce: era un uccellino che cantava proprio lì, sul davanzale.
La ragazza lo ha guardato.
L’uccellino non le diceva di correre o di fare in fretta.
Cantava piano, come per dirle:
“Puoi uscire quando te la senti. Anche solo un passo.”

Così, la ragazza ha aperto la porta.
Davanti a sé, il bosco era ancora grande, ma la luce filtrava tra i rami.
Ha respirato a fondo e ha fatto un passo fuori. Solo uno.
Il cuore batteva forte, ma non è successo nulla di spaventoso.
Il vento le ha accarezzato il viso, e per un attimo ha sentito di poterci stare.

Il giorno dopo è uscita di nuovo.
Non per tanto tempo, solo un po’.
Ogni giorno, un passo in più.
A volte si fermava, tornava indietro, o restava a casa.
Ma sapeva che non era un fallimento: era solo il suo modo di camminare.


Con il tempo, ha scoperto che nel bosco non era sola.
C’erano persone gentili che la salutavano,
che la aspettavano senza fretta,
che le sorridevano anche quando non parlava.
E questo le ha fatto capire che il bosco non era contro di lei.
Era lì, paziente, in attesa.

Un giorno la ragazza si è accorta che il bosco non era più scuro.
Era lo stesso di sempre, ma i suoi occhi lo vedevano diverso.
Aveva ritrovato la luce, un po’ alla volta, camminando piano.


Da allora, quando incontra qualcuno che si sente stanco o impaurito,
la ragazza del bosco chiaro dice solo questo:
“Non devi correre.
Anche un passo piccolo è già un viaggio.
La luce ti aspetta, e non ha fretta.”


Martha


La ragazza del bosco chiaro


La ragazza del bosco chiaro


La Forza di Leo

Leo aveva tredici anni e viveva in un piccolo paese.

Non aveva una famiglia come quella dei suoi compagni: la mamma lavorava lontano, il papà non c’era più. A casa, spesso, c’era silenzio.

La mattina si alzava da solo, preparava lo zaino e usciva presto per andare a scuola. A volte avrebbe voluto qualcuno che gli dicesse: “Buona giornata, Leo!”, ma nessuno lo faceva. Così se lo diceva da solo, sottovoce, allo specchio.

A scuola non era sempre facile. I compagni ridevano, scherzavano, si raccontavano le cose della sera prima, e lui ascoltava in silenzio. Ma dentro di sé Leo aveva una promessa: “Io ce la farò. Anche se sono solo, troverò la mia strada.”

Ogni giorno si impegnava un po’ di più. Chiedeva aiuto agli insegnanti, rimaneva a studiare in biblioteca, aiutava chi era più in difficoltà di lui. Non cercava attenzione, ma piano piano tutti iniziarono a notare la sua forza tranquilla.

Un giorno la professoressa di scienze lo scelse per rappresentare la scuola in un concorso. Leo aveva paura di non essere all’altezza, ma ricordò la sua promessa. Lavorò duramente, e il giorno della gara parlò con il cuore. Vinse il secondo premio, ma per lui fu come arrivare primo.

Quando tornò in classe, tutti lo applaudirono. Qualcuno gli diede una pacca sulla spalla, altri gli sorrisero. In quel momento capì una cosa importante: non serve avere una famiglia perfetta per costruire il proprio futuro. Serve crederci, non mollare, e accettare l’aiuto di chi ti vuole bene lungo il cammino.

Da quel giorno Leo continuò a guardarsi allo specchio ogni mattina, ma non serviva più dirsi “Buona giornata”. Lo sentiva già, dentro di sé.

Morale

Anche quando la vita sembra toglierti tutto, dentro di te c’è una forza che può portarti lontano. Non sei solo: le tue scelte, il tuo impegno e la gentilezza che semini costruiranno la tua strada.

Martha

La forza di Leo


sabato 10 gennaio 2026

Perchè è nato questo blog

Sono un’assistente specialistico e lavoro ogni giorno accanto a ragazze e ragazzi che attraversano il silenzio della violenza online, del revenge porn,  dei disturbi alimentari e della solitudine.

Questo blog nasce per dare parole a ciò che spesso resta invisibile, per informare senza giudicare e per ricordare che nessuna ferita toglie dignità.
Qui si parla di scuola, di fragilità, di diritti e di cura. Con rispetto. Sempre.

Attraverso questo spazio condivido riflessioni, esperienze e informazioni su come possiamo tutelarci.

Il blog nasce dall’incontro con storie reali e dal bisogno di promuovere consapevolezza, prevenzione e una cultura dell’ascolto, nel rispetto delle persone e dei loro vissuti.

Nella scuola incontro storie che spesso non trovano spazio: corpi controllati, voci zittite, immagini rubate, vergogne non scelte.
Questo blog nasce per rompere il silenzio su bullismo, revenge porn, disturbi alimentari e violenza psicologica.
Scrivo come donna, mamma, assistente specialistico e come persona che crede che educare significhi anche proteggere.

Martha

bullismo, stalking, disturbi del comportamento alimentare, fragilità emotiva, revenge porn


Protezione

 Sei nel blog giusto se hai vissuto violenza, vergogna, silenzio.

Se non ti senti protetta, se non ti senti protetto. Se ti senti sola, se ti senti solo. Se provi vergogna. Se certe cose non le puoi dire!

Se ti ti senti invisibile.

Se hai bisogno di sentirti accompagnata, sei hai bisogno di sentirti accompagnato.

Se ti senti fuori le righe!

Se non ti senti protetta, se non ti senti protetto. 

Se sei vittima di Revenge Porn!!!

Se sei vittima di bullismo.

Se non mangi o se vomiti!!

Se ti sei esposta troppo, se ti sei esposto troppo. (Esporsi non è colpa....la colpa è di chi "usa" la tua esposizione!!

Se hai ferite visibili ed invisibili. 

Se cerchi la verità. 

Se cerchi cura, ricostruzione, dignità!

Se cerchi di ricucirti, di restare umana, di restare umano, 

Se hai paura. 

Se fai fatica a tenerti insieme!

Se vuoi guarire.

Ecco, allora Benvenuta e Benvenuto.

Qui SEI AL SICURO.

Martha 

Revenge Porn, Bullismo, Stalking, Disturbi del comportamento alimentare, fragilità Emotive

Qui sei al sicuro!

QUI SEI AL SICURO è uno spazio di informazione e riflessione sui temi del disagio adolescenziale in ambito scolastico.

Il blog nasce dall’esperienza professionale di un’assistente specialistico e dall’incontro quotidiano con situazioni di bullismo, revenge porn, disturbi del comportamento alimentare e fragilità emotive.

L’obiettivo è promuovere consapevolezza e prevenzione, attraverso contenuti informativi, educativi e di sensibilizzazione, nel pieno rispetto delle persone e dei loro vissuti.

Tutti i temi sono trattati con attenzione etica, tutela dell’anonimato e assenza di giudizio.

QUI TU SEI AL SICURO!!!
Martha


Revenge Porn, Bullismo, Stalking, Disturbi del comportamento alimentare, fragilità Emotive